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Un giorno alla Vucciria di Palermo

Alla Vucciria, nel cuore della città vecchia di Palermo, la giornata comincia presto. Alle 4, i pescatori hanno scaricato il pescato; alle 5, gli ambulanti hanno esposto le ceste di frutta e verdura; alle 6, i primi compratori sono arrivati sul posto. A parte la domenica, è così, invariabilmente, da 700 anni. L’assortimento di prodotti che si possono comprare alla Vucciria è entusiasmante: pasta, cereali, sacchi di fagioli, pacchetti di erbe secche, scarpe, calzini, accendini a forma di pistole, grappa, vino, CD, dipinti della Madonna, capperi sotto sale, zucchine grandi come il braccio di un bambino, casse di carciofi ancora attaccati ai gambi, pomodori (grandi, piccoli, essiccati, sottolio, in lattina), e praticamente ogni altra cosa che riuscite a pensare.

A passeggiare per il mercato sono soprattutto i palermitani, come ti aspetti tutti gli uomini indossano la coppola e tutte le donne pesanti abiti neri. Dei turisti nessuna traccia, quando arriveranno a Palermo sarà già estate inoltrata. Il centro del mercato è Piazza Caracciolo, la piazza dei pescatori. I tavoli traballanti poggiano su vecchie casse d’acqua, guardati a vista da uomini con il grembiule rosso e gli stivali di gomma. Il pescato è esposto su lastre di ghiaccio che i teloni penzolanti dei banchi proteggono a malapena dalla luce bianca e indimenticabile. Con i gatti randagi che gli girano intorno, I pescatori affettano il pesce spada con tagli precisi, e mentre i gatti randagi gli girano intorno, avvolgono i gamberetti nella carta bianca per i primi clienti. Periodicamente, bagnano con un po’ d’acquale loro prede: triglie, gamberi, calamari, branzino e marlin.


Qualcuno tra i più anziani dice che tutto sta finendo, il mercato non resisterà alla speculazione edilizia arrivata ormai fino alla piazza. I fruttivendoli hanno paura, mentre i clienti diminuiscono gli speculatori avanzano.

Nel primo pomeriggio si formano piccole file di clienti intorno ai banchi del famoso cibo da strada palermitano. Gli snack più richiesti sono i calamari fritti, “pani e panelle” (frittelle fatte con la farina di ceci), e “pani e cazzilli (polpettine di patate). All’improvviso la Vucciria riacquista la vivacità perduta. I venditori usano le abbaniate, chiassose litanie simili alle arie dell’opera lirica, per attirare l’attenzione dei passanti. Come molte altre a Palermo, è una tradizione importata dal nord Africa.

Verso sera, dopo che i pescatori hanno lasciato i banchi, si diffonde per il mercato il fumo delle griglie appena accese, dove cuoce la carne che sfama gli anziani prima di tornare a casa, o le giovani coppie che hanno appena finito di lavorare. Sulla brace ogni specie di interiora, fegati, reni, polmoni, intestino. Per affrontare il rito del barbecue i venditori sono attrezzati di tutto punto. Allineati accanto alla griglia, ciotole di sale, spicchi di limone, e fette di pane aiutano a sveltire il consumo di questo improvvisato happy hour.

Uno dei ristoranti più amati del mercato, aperto solo a pranzo, è la Vecchia Trattoria di Totò,in Via Cortellieri 5 (tel. 333 43 83 399), dove Enzo serve una pasta con le sarde molto amata dagli habitué. Appollaiata su un balcone proprio in piazza Caracciolo, c’è la Trattoria Shanghai, ingresso in Vicolo Mezzani, 34 (tel. 091-58 97 02), che appartiene alla stessa famiglia da più di 40 anni. Qui hanno mangiato, in mezzo all’arredamento eclettico e all’odore di aglio, gli attori de Il Padrino e il pittore Renato Guttuso.

Quando si fa buio, inizia la caccia grossa dei gatti agli scarti dei pescatori. Di notte la Vucciria appartiene a loro.

[Fonti: La Stampa. Immagini: Teresa De Masi]

5 commenti a Un giorno alla Vucciria di Palermo

  1. la cosa pazzesca è che chiunque può fare foto così in quel mercato. è un proscenio, un teatro vivente che va in scena tutti i giorni. il sangue delle carni è sempre lì pronto a farsi fotografare e darti diverse sfumature di rosso. io sono sempre rimasta intontita dalle facce della Vucciria. direi quasi feroci

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