Mangiapizza [una pizza per farli incontrare]
Spigoloso è un sito devoto alla pizza: non posso quindi che lasciare la parola a Fabrizio Roych, mio amore e mio pizzaiolo, per raccontare meglio di quanto io possa fare, l’evento dei Mangiapizza che si è tenuto lo scorso 13 giugno a Milano.
Come mettere insieme chef da urlo, giornalisti (per definizione) impegnati, fotografi giramondo, appassionati produttori, e l’orda assatanata dei foodblogger?
Ci può riuscire solo la pizza.
Non una pizza qualsiasi, ma la nostra (mia e di Maricler) lievitata sessanta ore, da servire in teglia a una trentina di persone.
Mica facile, per due che lavorano, che bloggano, un po’ snob anche se piuttosto decisi.
Ci è venuto incontro Andrea Alfieri, che ci ha ospitato nel suo ristorante Sempione42, il tempio del risotto e delle carni rosate cotte a bassa temperatura.
Ha accettato che il suo forno sfornasse 22 teglie di pizza, undici ricette, da degustare pezzo a pezzo con una buona birra.
La prima direttamente dal ristorante L’Oca Ciuca di Fulvia, con crema di ceci e mortadella d’oca, e via andare fra patate-pepe-lardo, tonno-peperoni, scarola-alici-scamorza, cipolle-salame piccante-olive… Fra muscoli e delicatezza, la pizza una via di mezzo fra quella in teglia tradizionale, più alta, e quella al piatto, sottile da consumare al volo. Una pizza che servisse a iniziare una chiacchiera, che sopportasse di essere finita fredda, che agevolasse la bevuta senza assetare. Che saziasse senza appesantire.
Credo sia andata così, fra presentazioni e racconti, fra gente che si conosceva per fama, di nome, o magari solo via internet, e che si incontrava quella domenica per la prima volta, faccia a faccia. Credo che una buona pizza, aperta, croccante e morbida, leggera, metta d’accordo e predisponga al sorriso. Credo, così mi han detto, perché in realtà io ero dall’altra parte del vetro a stendere impasti, spargere pomodoro e sfilacciare mozzarella. La linea pronta da qualche ora, l’impasto che usciva dal frigo dopo due giorni pieni di maturazione. Il resto è stato fatto in sala, nei tavoli del Sempione, dove ho intravisto coinvolgimento e rilassatezza, fino a tarda sera.
Il giorno dopo, entusiasmo e messaggi di mirabilanti digestioni: la prova insomma che una pizza, se è buona, lo capisci solo al risveglio.
[Fonti: The chef is on the table, Sempione42, L'oca ciuca, immagini: Claudia Castaldi]













complimenti per le foto bellissime….vedere fabrizio con in mano il piatto pieno di pizza mi fa venire fame!!
un saluto
ciao
andrea