Per non vegetariani | Mangiare ogni parte edibile di un animale


Dico sempre che, scegliendo di non essere vegetariani, bisognerebbe fare lo sforzo (che poi tanto faticoso non è) di mangiare ogni parte edibile dell’animale.

Sì, parlo delle (brrrr) frattaglie.

Credo fermamente che superare i propri tabù gastronomici aiuti a superare anche quelli sociali, culturali e via dicendo.

Per anni mi sono rifiutata di mangiare la trippa, di cui mi faceva ribrezzo pure il nome, la coda e molte altre parti cosiddette “minori”, ma ad esempio ho sempre mangiato senza problemi il fegato, le cervella eccetera.

E non batto ciglio quando addento una fetta di (c*lo-di-maiale) prosciutto: scommetto neanche voi.

Dunque cos’avrebbe di tanto impudico un rognone rispetto a una veneranda fetta di c*lo? Niente.

E così, nel corso degli anni, mi sono sforzata di imparare a mangiare tutto. Alcune parti ancora non mi piacciono, come ad esempio i piedini di maiale (bleah), troppo collosi per i miei gusti, però almeno posso dire di averli assaggiati. Mangiare carne non mi fa stare benissimo, e infatti ne mangio poca, ma consumare anche le frattaglie mi sembra un gesto onorevole e grato nei confronti della bestia sacrificata per il nostro nutrimento. Questo piatto di milza ad esempio fa tanta scena ma costa neanche due euro a porzione, e a livello di gusto secondo me potrebbe battere 6-0 6-0 qualunque taglio “nobile” dello stesso animale. Scommettiamo?

MILLEFOGLIE DI MILZA CON PATATE, SALSA DI CAPPERI E OLIVE TAGGIASCHE

ingredienti per 4 persone

per la milza:
330 gr circa di milza di bovino intera
salvia, alloro, rosmarino, gambi di prezzemolo, cipolla rossa, aglio, poca carota, poco sedano, grani di pepe
sale grosso

per le patate:
400 gr di patate
uno spicchio d’aglio
un rametto di rosmarino

per la salsa:
4 cucchiai di olive taggiasche
4 cucchiaini di capperi sotto sale
olio extravergine d’oliva qb
due manciate di foglie di prezzemolo
un goccetto di colatura di alici
qualche goccia di limone

Portare ad ebollizione abbondante acqua per la cottura della milza con tutti gli odori e del sale grosso. Immergere la milza e cuocere per almeno 45 minuti. Spegnere il fuoco e lasciar raffreddare completamente. Se il pezzo fosse molto grosso, a metà cottura tagliatelo in due parti.

Sbucciare le patate, tagliarle a dadini molto piccoli (circa mezzo centimetro), tuffarle in acqua bollente già addizionata di sale grosso, aglio e rosmarino. Scolare dopo una decina di minuti ma dipende dal tipo di patate: meglio usare quelle farinose e lasciarle un po’ al dente.

Frullare il prezzemolo con le olive, i capperi dissalati in acqua corrente per almeno 20 minuti, e l’olio extravergine in giusta quantità. Aggiungere qualche goccia di succo di limone e una punta di colatura di alici.

Tagliare a milza, spellata e ripulita delle parti grasse, con un coltello molto affilato in modo da ottenere fette di non più di 3 millimetri. Disporre le fette sui piatti alternandole alle patate condite con la salsa. Procedere a strati e terminare i piatti con dell’altra salsa e del pane croccante (io ho usato il carasau).





10 commenti a “Per non vegetariani | Mangiare ogni parte edibile di un animale”

  1. kitty kitty's kitchen commenta:

    Mi piace il discorso che fai sulla questione di rendere “onore” alla carne in rispetto quasi dell’animale di cui ci nutriamo. Mi trovi pienamente d’accordo… Anche se non ho mai assaggiato la milza. :)

  2. [...] Il meglio della settimana Il meglio della settimana Per non vegetariani | Mangiare ogni parte edibile di un animale Il meglio della [...]

  3. alexandra alexandra commenta:

    Con me vai sul sicuro…frattaglie, interiora, le mangio tutte…ma tutte eh. Sará che fa parte della tradizione veneziana di consumare ogni parte dell’animale (quindi anche i piedini…e il mitico “rumegal” cioé l’esofago…che é di un buono., ma si trova poco, in qualche osteria ancora sí)…ed il tuo discorso lo trovo davvero giusto: non si butta via niente. Anche da Oldani ho mangiato il polmone e la tettina (introvabile)…presentati con gran classe come fosse foie gras o filetto di Kobe!!

  4. ciciuzza ciciuzza commenta:

    sante parole, santa donna! E’ vero. oggigiorno ci definiamo un po’ tutti flexitariani per la scelta di mangiare consapevolmente la carne all’occorenza. ma la consapevolezza non è mangiarsi il taglio nobile bensì apprezzare in toto il sacrificio dell’animale.
    A parte che io per un piatto così svengo… :) ma questi sono gusti. Saruz con le frattaglie sei sempre più brava, veramente! Questo piatto lo copierò, come ti ho copiato il biscotto di fegatini che è venuto BUONIZZIMIZZIMO. un abbraccio! :D

  5. michela de matteis michela de matteis commenta:

    interessante il discorso del superamento dei tabu’ alimentari come strumento di abolizione di retaggi culturali, sociali..
    ma del resto penso che sia ormai noto ai piu che l’alimentazione sia strettamente connessa al territorio quindi in via del tutto teorica non dovrebbero provocare ripugnanza piatti a base di cervella, cuore e polmoni….
    ma in via pratica…
    a casa mia sono..per restare in tema animale..la pecora nera…!!

    avete mai mangiato i torcinelli??
    e l’ano di gallina?
    le zampe di gallina?
    la cresta del gallo?
    sangue di maiale?
    testa di agnello compresi i suoi occhi?
    se siete interessati posso anche continuare?
    ..anzi devo creare una sezione orror food nel mio blog!!!

  6. radicchiodiparigi radicchiodiparigi commenta:

    Ah beh, mia cara, con me sfondi una porta a perta: io sono una fanatica del quinto quarto in generale, piedini compresi :-D
    Non so perché ma non mi sono mai posta tanti problemi sulla “parte” da mangiare: se è buona è buona!
    Per dire, il culetto del pollo è seconod me una delle parti migliori di questo volatile. Non a caso è chiamato “il boccone del prete” ;-)

  7. [...] Approfondimenti sulla dieta flexitariana: Flexitarian Mangiare flexitariano: non una semplice dieta ma uno stile alimentare What is Flexitarianism? New age: Details about ‘Flexitarianism’ Flexitarian Eating I Think, Therefore I Veg Mangiare ogni parte edibile di un animale [...]

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