Letti e mangiati | Regaliamo “Il mio papà è uno chef” di Francesca Barberini
Nelle famiglie italiane gli odori dell’infanzia, spesso un misto di sugo e sapone di marsiglia, si associano alle mamme. Ma ogni tanto in cucina entra anche il papà: mio padre non preparava mai la stessa ricetta, non c’era routine nei suoi gesti, eppure tutti i piatti erano mirabili, arditi, gustosi.
Nelle pagine di “Il mio papà è uno chef“, i due mondi culinari si fondono. Si mescolano semplicità e ricerca dei sapori, voglia di sperimentare e di giocare con il cibo. Ecco, il conforto e il gioco sono il denominatore comune alle ricette del libro, eseguite da chef famosi come Antonello Colonna, Maurizio Santin e Moreno Cedroni, e raccolte dalla neomamma Francesca Romana Barberini. Ricette per bambini, certo, ma io le mangerei tutte.
Spigoloso regala “Il mio papà è uno chef“.
Qual è il piatto-ricordo legato alla figura del vostro papà? Quale la combinazione di ingredienti più assurda che vi ha proposto? Regaliamo una copia di “Il mio papà è uno chef” a chi rievoca il ricordo, avete tempo fino a mercoledì 28 per commentare, poi regaleremo il libro.
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Dove faccio la spesa | Supermercato contro negozio di quartiere |











Mai titolo fu più azzeccato, anche mio papà era uno chef, per lui la cucina era però anche passione e noi ovviamente eravamo i suoi tester. da lui ho appreso la voglia di provare di ad unire gli ingredienti e sperimentare i gli accostamenti più strani. se dovessi pensare a un piatto sicuramente direi i pizzoccheri, ogni qualvolta sento il loro profumo mi ritorna in mente mio padre, ma anche i suoi ravioli bianchi e neri di pesce con il ragù di polpo, o sui gnocchi con gorgonzola e zafferano. Grazie a voi con questo post mi avete fatto ricordare mio padre con un ottica diversa e pensarlo lassù dietro ai fornelli a cercare di inventare ancora qualcosa, chissà userà le nuvole come ingredienti?
Mio papà (meglio i mi Babbo) non è mai stao un grande chef… però ha sempre messo del suo nelle sue cose pù amate.
) si spartiscono il bottino prima di mettersi a tavola… riorosamente di domenica a pranzo con tutta la famiglia ormai allargata
Come per esempio la mitica pancetta arrotolata e fatta cuocere lentamente nel forno a legna…sai quello per le pizze per intendersi.
Non era una ricetta, era un rito fatto ad occhio, ad occhio era il sale e le spezie, il filo atto passare ad occhio era perfettamente equidistante uno dall’altro e il ramo di rosmarino (il più bello che la siepe potesse produrre) non era assolutamente offocato tra la ciccia ed il filo.
Per dargli quel tocco in più e non far cuocere la carne nel proprio grasso andava a disturbare il rametto più dritto di alloro, lo puliva tutto con il coltello e lo portava liscio liscio… e con maestria e senza nessuna fatca lo faceva passare da una parte all’altra.
Il sabato dopo la pizza il forno continuava a rilasciare il suo calduccio e la pietra refrattaria diventava la serpendina di quella preparazione che veniva coperta con la carta stagnola per la notte e la mattina veniva scoperta per far fare alla carne quella crosticina gustosissima…
Ormai io la crosticina non la mangio più (roppo grassa, troppo colesterolo…etc.etc..) ho lasciato il compito a mia figlia che con suo nonno (emi del colesterolo perfetti
il mio papà è stato il mio chef, il mio maestro a cui devo questa mia grande passione per la cucina. Mirabile esecutore della tradizionale cucina romana, aveva i suoi “segreti” per ogni ricetta; con lui ho cominciato a sei anni con la prima “frittatina”… Su tutti il suo “abbacchio alla cacciatora” è qualcosa di indimenticabile, mai più mangiato così buono!
Il mio Papà. Il mio Papà era appassionato di pesca. Il mio Papà ci faceva passare le vacanze in tenda in Sardegna con me e mamma accampati direttamente in spiaggia. Alcune volte lo sentivo russare nella cuccetta accanto alla mia mentre altre alla sera e al mattino presto lo sentivo sgattaiolare fuori dalla tenda e scomparire nel buio. Quelle volte (non quando russava…) mi addormentavo felice e mi risvegliavo impaziente di vederlo tornare dal bagnasciuga con il frutto di quelle nottate insonni e levatacce mattutine. Erano giornate di festa, tutto contento ci chiamava dall’esterno della tenda “Svegliaaaa, chi dorme non piglia pesci!!!” Eh già, li aveva presi tutti lui!!! Fuori dalla tenda, accomodati sulle sedie da campeggio, facevamo colazione insieme agli altri bambini dell’accampamento mentre lui districava dalle reti il pescato del giorno. Dalle reti triglie, scorfani, razze e altro ancora facevano compagnia alle murene estratte dalle nasse in sontuose zuppe di pesce che mamma preparava per pranzo.
Un giorno tutto questo finì, una notte si alzò il maestrale e per tre giorni e tre notti le reti e le nasse di papà rimasero in balie del mare agitato. Era triste, il frutto dei suoi risparmi andava a fondo, ma non il suo orgoglio.
Finito il maltempo, insieme a un esperto sommozzatore, si calò nelle acque color smeraldo per tentare di recuperare il recuperabile.
Quello invece fu il giorno più bello di tutti, dagli spezzoni di rete disincagliate estrasse ricci di mare, aragoste e scampi. Era contento, il mio Papà. Festeggiammo tutti assieme con il pesce “di recupero”.
Ricordo ancora il sapore dei ricci di mare.
Il mio Papà.
E una parola sull’autore delle illustrazioni, il mitico Alberto Rinaudo?
http://www.facebook.com/alberto.rinaudo
Comunque mio padre è negato in cucina ma è un maestro con la brace, nell’accendere il fuoco e poi a cuocere sia carne che pesce o verdure, su griglia o nel forno a legna!!!!
Daniela, troppo gentile… e comunque la brace è un’arte nobile e perigliosa. Quante volte siamo stati invitati dal caro amico che “come faccio il barbecue io non lo fa nessuno”? Pericolosissimo….
Grazie a tutti dei commenti!
dici che lo vincimao noi il libro?
(io e mio padre)
se lo vincete, tutti a fare una super grigliata a casasenzapanna?
Mio padre è stato solo anagrafico: ma mio nonno, mio nonno era un Console del gusto forte, e un Tribuno della terra e dei mercati. Rane, lumache, formaggi esotici, fegati e cervella; per un bambino quanto di più lontano dall’appetibile e dal prescrivibile, ma quanto di più prossimo al mistero del cibo, e degli uomini che se ne nutrono.
Quando ne trovava, si comprava sempre una bella fetta di casu marzu; una volta in particolare, ricordo eravamo seduti io e lui, al tavolo in cucina, e per farmi assaggiare quella primizia si era piegato con pazienza certosina ad allontanare bigattino dopo bigattino dal mio boccone di cacio. Io mi guardavo con meraviglia mista e accentuata dalla repulsione a tratti la sua faccia grave e assorta, a tratti il monticello della truppa viva accuratamente risparmiata dal mio fronte…
Ma chi ha vinto?
stiamo decidendo giusto giusto ora
… and the winner is?
Max della piccola casa
Complimenti Max
Francesca, complimenti per lidea e una realizzazione cosi interessante.
Vedi io ero uno Chef mi puoi vedere su facebook , e quando posso faccio proprio quello che tu ai scritto ,naturalmente solo con i miei due nipotini.
Per fortuna che ormai crescano ,altrimenti dovevo prendere condinuamente rimproverei dai genitori , perchè loro non sono capaci di diversificargli il cibo i gioco e fantasia.
Brava e ancora complimenti ,comprerò subito il tuo libro per regalarlo ai miei figli . Saluti Fernando
ho ricevuto ieri il libro, grazie ancora!
è molto interessante e ben fatto, inizierò presto a sfruttarlo per la mia piccola Ginevra che il mese prossimo compie 2 anni!!!!
Max, felicissima che il libro ti piaccia!
come ogni figlia ero e sono innamorata del mio papà che nonostante i suoi 73 anni è il più bello e forte del mondo anche se ora sulla sedia a rotelle non riesce più a preparami i suoi piatti ricchi,unti e assurdi, ma mai minestrone o frittata è stata più buona della sua non sò cosa ci mettesse, ma la mia mamma non è mai riuscita a copiarlo e lo sà… direi il ricordo più legato a lui come cibo e questo… da sempre il mio papà è stato abituato ad alzarsi presto e quindi un caffè alle 4 o alle 5 di mattina e poi quando era l’ora di alzarsi per andare a scuola… già dalla mia camera sentivo quel profumo meraviglioso che invadeva l’intera casa e che faceva imbestialire mia mamma… mi alzavo piano piano e di corsa in cucina dove lo trovavo seduto al suo posto e si gustava a pieni polmoni, un bel piatto di spaghetti con cipolla e pancetta abbrustolita come solo lui sà fare accompagnata da un abbondante quantità di aglio olio e peperoncino.. per me la colazione più buona e profumata… ma purtroppo per me era vietato e allora è stato sempre un desiderio… e quando voglio ritornare bambina me la preparo cercando di immaginarmi qualche ingrediente segreto, buona è buona ma non ha il profumo di come la preparava lui….
Salve,mio padre non e’ mai stato uno chef…ma lo ha dovuto fare avendo me e mia sorella piccole;ricordo che il suo piatto era “sugo con merluzzo”.La pasta era squisita ma non penso mettesse molti ingredienti.Olio,salsa e poi aggiungeva il merluzzo a pezzi interi in modo che si sfaldasse…………..semplice e ottimo!