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Letti e mangiati | Regaliamo Il boccone immaginario di Alberto Capatti

Se volete far crollare definitivamente  il vostro coefficiente di invitabilità a cena (ma elevare ulteriormente lo status di food-snob) Il boccone immaginario di Alberto Capatti – Slow Food Editore – è quello che fa per voi. 19 brevi saggi di “storia e letteratura gastronomica” che vi renderanno edotti su cosa sia la cucina della nonna, sull’origine della tartare e sulla composizione dei “menù”. Roba da veri Nerd della cucina.

Spigoloso regala “Il boccone immaginario. Saggi di storia e letteratura gastronomica”
Cosa risveglia di più e stuzzica il vostro gastrosnobismo? Di fronte a cosa non potete fare a meno di storcere il naso e invocare il buon gusto? Abbiamo due copie del libro da regalarvi, raccontateci la vostra esperienza nei commenti. Avete tempo fino a mercoledì 19 maggio per scrivere la vostra esperienza…

11 commenti a Letti e mangiati | Regaliamo Il boccone immaginario di Alberto Capatti

  1. La pasta non scolata per bene.
    Ho vissuto un’infanzia da incubo. Spesso ospite da una zia adorabile, ero però costretta ad accettare un suo terribile vezzo: mi buttava davanti al muso un piatto ricolmo di pasta. Erano penne lisce stracotte affogate in un sugo di pomodoro lentissimo e crudo. Nel fondo del piatto, tra l’unto, le pennette rimaste galleggiavano in una tragica broda di condimento e acqua di cottura: era allergica allo scolapasta. Una roba mortale.

    • non resisto ad una cattiva cottura della carne… un conto e il rosbeaf rosato e delicato o una tartare che deve essere cruda ma quando la carne deve essere cotta a puntino e tagliandola non lo è non riesco a continuare la lascio nel piatto e non riesco proprio a finire….quel sangue misto a sugo mi fà davvero rabbrividire….

  2. Pingback: Spigoloso regala un libro di storia gastronomica di Alberto …

  3. Attraverso Dissapore,ma soprattutto grazie a SPIGOLOSO ho capito che in cucina esistono dei canoni di buon gusto.Parto pero’ dal presupposto che essendo stato fino a poco fa uno che riteneva il mangiare come un “dovere” piu’ che un piacere,non ho mai piu’ di tanto fatto caso al fatto che esistessero dei canoni superati il quale si entrava nel pressapochismo culinario.Premetto che sono di carattere molto preciso ed anche curioso,ma ritenevo che in cucina tutto fosse leggittimo.Il gusto e’ personale(pensavo io..);la pasta e’ cruda quando ha l’anima ancora bianca,la carne e’ cruda se caccia il sangue,etc.Non posso fare quindi lo snob quando vedo fare cose non lecite in cucina ma, ora che ne capisco un pochino in piu’,cerco di dare suggerimenti e faccio osservare cose che possono rendere il prepare da mangiare una passione piu’ che un dovere.

  4. L’estate scorsa mi e’ capitato di andare al matrimonio di un parente vicino Paestum,e dopo tanti anni ho capito come si puo far mangiare 250 persone per un banchetto.Basso davvero basso il livello di qualita’ delle portate se si escludono gli antipasti freddi.Ma cosi si fa ad accettare un cosi basso standard di qualita’,e non sono una snob!!

  5. Il mio gastrosnobismo, prima che dai piatti (dalle loro banalità, dai pressapochismi, dalle arrampicate sugli specchi di accostamenti indicibili), dai menu.

    Non tollero, davvero non tollero, fortissimamente non tollero l’uso dell’articolo determinativo nei menu. Tanto meno, certi aggettivi possessivi.

    “Il polipetto ripieno di piccione caramellato”

    “La battuta di quaglia nel suo minestrone di capperi appassiti”

    “Il pisello al vapore con il suo sugo di baccello croccante”

    Come gourmet, magari, non sono dei più evoluti. Però questo gastrosnobismo me lo permetto.

    • Errata corrige:

      Il mio gastrosnobismo, prima che dai piatti (dalle loro banalità, dai pressapochismi, dalle arrampicate sugli specchi di accostamenti indicibili), COMINCIA dai menu.

  6. I grissini nel cellophane/carta
    Il ketchup/maionese nella bustina
    I tovaglioli o addirittura la tovaglia di carta similstoffa
    Olio e aceto di incerta provenienza
    Il secchiello portaghiaccio con il marchio del fornitore di prosecco
    Il menu recitato e la conseguente assenza dei prezzi
    Il cameriere che non sa almeno sommariamente come sono cucinati i piatti
    Le carte dei vini troppo corte
    Le carte dei vini troppo lunghe
    L’assenza della carta dei vini
    Il “pane e coperto”
    I posti fintobelli,fintoeleganti,fintomoderni.
    La maleducazione di certi ristoratori che se non ordini antipasto primo secondo contorno dolce ti fanno sentire un pò morto di fame.
    Il caffè alla come viene
    Insomma tutto ciò che ancor prima del cibo dà l’impressione del “massì non sono sono queste le cose che contano”
    Sono troppo rompiballe?
    Ciao
    Gallo

  7. A dire il vero bisognerebbe definire “Snob”.
    Fino a qualche anno fa era snob la nouvelle couisine, oggi è cercare di cucinare a kilometro zero.
    Negli anni 90 c’era la concezione del tutto pronto e subito ovunque, oggi c’è la cottura sotto vuoto per lunghissime ore.
    Non c’è snob che tenga.
    Quello che noto, lavorando anche in una multinazionale e dopo aver visto qualche scorcio di puntata di Jaimie Oliver in USA è che gran parte degli italiani hanno una cultura del cibo che va al di la degli ingredienti (che concordo, tendono ad essere sempre più a diventare qualcosa di comune, e non ricercato).
    La cultura passa dalla possibilità / necessità intrinseca di sedersi con la propria famiglia almeno una volta alla settimana tutti assieme attorno ad un tavolo a mangiare, anche se il mangiare è solo una scusa per vedersi tutti in faccia, aprire una buona bottiglia di vino. Anche se non si è al Combal.zero o da Aimo e Nadia, con un arrosto con le patate che magari la suocera / mamma propina tutte le settimane rigorosamente allos stesso modo, eppure quando “salti” il turno ti manca.
    Forse, a tendere, lo snobismo di questa società del tempo in cui viviamo sarà sempre più il sapersi ritagliare quella mezza giornata per vivere attorno il cibo del cuore con le persone che ami.

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