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Ho fatto il limoncello e non me ne vergogno


Oddio il limoncello. Ma non è il liquore più imitato e diffuso? Quello che trovi ovunque, dai supermercati alle enoteche, inclusi i ristoranti italiani e finto-italiani sparsi per il mondo? Esatto, proprio quello. Perché allora parlarvi di una cosa così inflazionata? Non scherziamo, il limoncello fatto in casa è un’altra storia.

Nelle serate estive, dopo una cenetta sul terrazzo in compagnia di amici, un “bicchiere di limoni” ci sta d’incanto. E quando dite che lo avete fatto voi, vi assicuro che l’effetto sorpresa è garantito.

Scopro l’acqua calda se vi dico che i limoni della costiera sorrentina-amalfitana sono profumati e speciali. Non dovrei dirlo, ma parto avvantaggiata, avendo la fortuna di raccogliere i limoni dagli alberi di Sant’Agata sui due golfi (Napoli). Ma il liquore di limoni viene bene anche con un buon prodotto biologico. Altra alternativa: venire a trovarmi quest’estate, sarò felicissima di raccogliere limoni per voi.

La ricetta originale tramandata dai miei familiari prevedeva una percentuale più alta di alcool, negli anni è stata alleggerita, altrimenti avrebbe ubriacato anche il più temerario dei bevitori.


Dosi per 2 litri e 1/2 di liquore di limoni.

10 /12 limoni, biologici e profumati
1 litro e 2 di acqua minerale naturale
1 litro di alcool purissimo a 95°
600 gr di zucchero
una settimana di pazienza

- Raccolgo i limoni più belli non proprio maturi al 100%, un paio li raccolgo ancora verdi. Non essendo minimamente trattati, li sciacquo sotto l’acqua corrente e li asciugo. Non perdo tempo, i limoni vanno sbucciati subito se vuoi catturarne tutta la freschezza.

- Con un coltellino molto affilato o un pela patate tolgo la buccia ai limoni, è importante non tagliare anche la parte bianca per non rendere amaro il liquore.

- Faccio cadere le bucce direttamente in un barattolo dove ho versato l’alcool, in modo che gli oli essenziali dei limoni non si disperdano altrove.

- Fatta questa operazione che richiede una certa pazienza, chiudo il barattolo e lo lascio a riposo una settimana.

- Trascorso il tempo necessario, le bucce avrannoconferito gli oli profumati all’alcool. Preparo uno sciroppo facendo bollire l’acqua, appena spunta il bollore verso lo zucchero, pochi secondi per farlo sciogliere e spengo il fuoco. Lascio raffreddare lo sciroppo e poi lo unisco all’infuso di limoni. Ovviamente elimino le bucce con un passino.

- Imbottiglio il liquore e lo lascio riposare per qualche giorno.

Servitelo sempre freddo di congelatore, accompagnato da un pezzetto di cioccolato fondente.

19 commenti a Ho fatto il limoncello e non me ne vergogno

  1. Sembra la ricetta che ho io, che mi venne data da un amico di Sapri.
    Io utilizzo i limoni della suocera, dall’isola del Giglio.

    Si possono sostituire i limoni con altre cose, tipo le foglie di cedrina (40 ogni mezzo litro di alcool).

  2. Complimenti prima di tutto!
    Le tue ricette sono sempre gradite,le sto trascrivendo tutte(magari le faro’ rilegare e potro’ fare un bel ricettario!!).
    Una domanda:che ne dici di utilizzare i limoni “scorticati” per una bella granita?….
    p.s. aspettiamo la ricetta
    ;-)

    • Con i limoni scorticati ci faccio un freschissimo sorbetto, poi ne parliamo….
      Non sbuccio i limoni con il coltello di ceramica, ci vorrebbe un coltellino molto piccolo e non lo possiedo.
      Per parlare dell’ossidazione degli alimenti ci vorrebbe uno scenziato, io posso solo dirti che gli alimenti, a contatto con l’aria, cambiano alcune caratteristiche, ad esempio il colore (vedi la frutta). Questo processo avviene più velocemente se si viene a contatto con alcuni metalli come l’alluminio.
      Spesso si strofinano gli alimenti con il limone,essendo un antiossidante, forma una patina sull’alimento che lo protegge e non lo fa alterare.
      Le mie nozioni sono “scolastiche”lo so, perdonami.

      • GRAZIE CRISTINA.hAI PROPRIO RAGIONE RIGUARDO AL LIMONE E VISTO CHE SI AGGIUNGE SPESSO PER EVITARE CHE ANNERISCA(AD ESEMPIO LA MACEDONIA),DA IGNORANTE,PENSO CHE ABBIA GIA CARATTERISTICHE ANTIOSSIDANTI.GRAZIE COMUNQUE PER LA SPIEGAZIONE.E POI QUANDO SI USA IL COLTELLO DI CERAMICA BISOGNA FARE SEMPRE MOLTA ATTENZIONE,MA RESTO INCURIOSITO SUL PERCHE’ NON ABBIAMO CREATO IL PELAPATATE IN CERAMICA….

  3. Sul limoncello la classica questione in famiglia è “come berlo – ovvero come usarlo” che a sua volta condiziona la ricetta base.
    La suocera di mio fratello segue praticamente lo schema qui proposto (con “poco” zucchero e un po’ meno acqua 800 ml vs 1 litro di alcol) partendo dall’assunto che il limoncello “base” deve essere più alcolico in quanto destinato comunque ad essere bevuto freddo (ovvero in genere, per praticità, subendo un “allungamento” con ghiaccio, che ne riduce il tasso alcolico).
    Mia madre invece applica lo schema 10:1:1:1 (comodo anche da memorizzare):
    10 limoni (medi, classici da orto della Costiera, non “limoncini o limoncioni” – eccellente il pelapatate per ottenere in fretta bucce sottili e prive della parte bianca – di solito uso questa tipologia, http://www.coltelleriazoppi-cucina.com/product_info.php?manufacturers_id=19&products_id=696
    più adatta alla mia scarsa manualità e pazienza)
    1 litro di alcol (per altro diventato “prezioso” negli ultimi tempi – dalle 10.000 lire di inizio millennio ai 14 euro attuali ..)
    1 litro d’acqua
    1 kg di zucchero (a volte, per soddisfare l’esotismo dei figli, di canna, bianco).
    Si ottiene un prodotto decisamente piu’ “abbordabile” da liscio e nettamente piu’ sciropposo (perfetto più che per la “beva” per l’inzuppamento del babà o per l’impiego pasticciero in genere)
    Come sempre nessuno è profeta in patria: mio fratello (forse anche per quiete familiare …) dice di apprezzare la ricetta più forte della suocera, mentre suo cognato (ovvero il figlio della suocera, se non vi siete persi in queso intreccio familiare) disdegna il prodotto materno (l’ingrato a suo tempo neanche il latte si prese..) mentre anela il dono di una bottiglia del nostro “sciroppo”.
    Come sempre, de gustibus.

  4. ho assaggiato un limoncello completamente trasparente, fatto con le bucce di limone in sospensione. tenuto al sole il giorno e rientrato la sera.. una prelibatezza.
    a quando il liquore al cioccolato.. liquirizia, nocino…

    • La trasparenza si ottiene filtrando il prodotto attraverso una trama molto fitta.
      Il nocino si fa il 24 giugno, a San Giovanni, non mancherà occasione!
      Per gli altri liquori….dammi il tempo!!!:-)
      Ciao eggi e grazie.

    • Per filtrare con la carta assorbente un boccione di limoncello ci vuole la pazienza di Giobbe (oppure un imbuto di quelli enormi – da cantina) …
      Alternativa simile puo’ essere quella di usare delle garze da medicazione(5-6 quadrati 10X10 sovrapposti)a trama fitta o del cotone di Germania (nome tecnico per il comune cotone “idrofilo”) restando in campo sanitario. L’Artusi come filtro consigliava un vecchio (per economia) fazzoletto di lino o cotone (ma, considerato l’uso abituale dello strumento in oggetto, o ne impieghi uno nuovo – che pero’ filtra male – o meglio cambiare metodo ..)
      Di solito filtriamo solo il limoncello destinato a regali a persone “estranee”. Il cognato di mio fratello apprezza anche la “torbidità” della mistura, proprio differenziante rispetto al limpido e alcolico prodotto materno.

    • no. vi dico che non viene filtrato. rimane trasparente perché le bucce del limone non toccano mai l’alcol. é una sospensione realizzata all’interno della grande boccia di vetro. a vedere il risultato ‘sembra grappa’ ma é un limoncello a tutti gli effetti. la cosa curiosa é che lo stesso procedimento, al sole di mattina e dentro la sera ma non in sospensione, lo utilizzano per il nocino.
      chi? siciliani doc
      cosa? con dei limoni che si fanno arrivare da sorrento
      dove? ai confini con il canton grigioni in svizzera a 1400mt slm
      provateci!

      • Scusa le bucce non toccano l’alcol ? E che toccano ?
        O “l’anima del limone” trasmigra nell’aere ?
        E il limoncello lo fanno per seduta “spiritica” ? :-)

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